La diffusione dell’installazione di pannelli solari su coperture industriali, logistiche, abitazioni e aree commerciali ha cambiato il modo in cui dobbiamo intendere la sicurezza in quota di un edificio.
In passato, molte coperture ricevevano accessi molto occasionali e sporadici: una riparazione, la manutenzione degli evacuatori di fumo e calore antincendio, una revisione annuale o dell’impermeabilizzazione o qualche intervento sulla climatizzazione. Con un impianto fotovoltaico, la copertura diventa una zona tecnica in cui sarà necessario tornare per anni per eseguire ispezioni, manutenzione, pulizia, riparazione o sostituzione di componenti.
Ed è qui che emerge una questione fondamentale: non basta installare i pannelli solari in modo sicuro; occorre anche progettare come vi si accederà durante tutta la loro vita utile, ossia durante la successiva manutenzione.
Una scala portatile o una PLE (Piattaforma di Lavoro Elevabile) può risolvere un’esigenza temporanea durante il montaggio, ma non è necessariamente la soluzione migliore per un accesso periodico. Allo stesso modo, raggiungere la copertura non significa che il rischio sia scomparso. Una volta in alto, continuano a esistere bordi, lucernari, dislivelli, zone fragili e percorsi tra i pannelli.
Per questo, l’accesso sicuro alle coperture con impianto fotovoltaico deve essere studiato come un sistema completo: accesso, sbarco, circolazione e protezione delle zone di lavoro.
Perché il fotovoltaico ha cambiato l’accesso alla copertura
Il fotovoltaico ha trasformato molte coperture ad accesso occasionale in vere e proprie aree tecniche di manutenzione. Dopo la messa in servizio, possono dover accedere tecnici fotovoltaici, elettricisti, imprese di pulizia, personale di manutenzione dell’edificio, tecnici della climatizzazione o imprese incaricate della copertura stessa.
Ciò significa che la sicurezza deve essere analizzata pensando non solo all’installatore iniziale, ma anche a tutti i lavoratori che accederanno successivamente.
Dal punto di vista della prevenzione, l’errore è progettare prima tutto l’impianto fotovoltaico e chiedersi solo alla fine come accederà il tecnico.
Prima di occupare la copertura con moduli, canaline, cablaggio e strutture, dovrebbero essere risolte questioni come:
- Da dove accederanno i lavoratori?
- Come sarà lo sbarco?
- Quale percorso dovranno compiere?
- Ci sono lucernari o elementi fragili?
- Esistono zone prossime al bordo?
- Ci sarà spazio sufficiente per la manutenzione?
Una buona pianificazione preventiva migliora la sicurezza, ma facilita anche le future operazioni di manutenzione.
Cosa richiede la normativa per l’accesso alle coperture fotovoltaiche
In Spagna non esiste una norma che stabilisca che ogni copertura con pannelli fotovoltaici debba disporre obbligatoriamente di un determinato modello di scala. La soluzione deve partire dalla valutazione dei rischi e dalle caratteristiche reali del lavoro.
La Legge 31/1995 sulla Prevenzione dei Rischi Professionali stabilisce principi di base come evitare i rischi, combatterli alla fonte e anteporre la protezione collettiva a quella individuale.
Il Regio Decreto 1215/1997 stabilisce un criterio particolarmente importante per gli accessi temporanei in quota: il mezzo di accesso deve essere scelto tenendo conto della frequenza di circolazione, dell’altezza da superare e della durata di utilizzo. Questo è particolarmente rilevante negli impianti fotovoltaici, perché non è lo stesso accedere una volta durante un intervento straordinario e disporre di un impianto solare su copertura che richiederà manutenzione per anni.
Quando i lavori hanno la qualifica di cantiere edile, si applica anche il Regio Decreto 1627/1997, che impone di utilizzare mezzi di lavoro e protezione adeguati contro il rischio di caduta.
Scala fissa verticale come accesso alla copertura
In molti edifici industriali, una scala fissa verticale può essere una soluzione efficiente per accedere a una copertura fotovoltaica, soprattutto quando esiste un dislivello importante e sono previsti accessi ricorrenti. Tra i suoi vantaggi:
- L’accesso resta definito e localizzato.
- Evita di trasportare e posizionare una scala portatile a ogni intervento.
- Riduce gli errori di posizionamento.
- Può incorporare il controllo degli accessi.
- Facilita la pianificazione della manutenzione.

Ma installare una scala fissa non consiste semplicemente nel fissare due montanti a una facciata. Occorre studiare la struttura di supporto (calcestruzzo, lamiera, muratura), l’altezza, i pianerottoli ove previsti, la protezione contro le cadute e, soprattutto, lo sbarco tra la scala e la copertura.
Il punto più delicato compare proprio nel lasciare la scala. Se il lavoratore deve sganciarsi, superare un muretto d’attico, spostarsi lateralmente o sbarcare direttamente accanto al bordo, un buon sistema di salita può finire in una situazione non sicura. Per questo, scala e sbarco devono essere progettati come un’unica soluzione.
In determinati ambienti industriali può essere utilizzata come riferimento tecnico la serie UNE-EN ISO 14122-4 per i mezzi di accesso permanenti alle macchine. Il suo ambito di applicazione deve essere verificato caso per caso; non va intesa come la norma generale per qualsiasi accesso alla copertura.
Protezione perimetrale una volta in copertura
Un altro errore frequente è concentrare tutto lo sforzo preventivo sull’accesso. Arrivare in modo sicuro risolve solo la prima parte del problema. Poi occorre analizzare cosa accade quando il lavoratore inizia a spostarsi tra i pannelli. In alcuni casi i pannelli occupano la totalità della copertura, ma in altri l’installazione è parziale, per cui bisogna adottare misure e adattarsi a ciascuna situazione.
I principali rischi possono trovarsi in:
- Bordi privi di protezione.
- Lucernari e botole.
- Cambi di livello.
- Zone fragili.
- Ostacoli e passaggi stretti.
- Impianti prossimi al perimetro.

Ogni volta che sia tecnicamente fattibile, la protezione collettiva deve avere la priorità rispetto a quella individuale.
Un parapetto perimetrale (ANANKE), una protezione specifica per lucernari (PIGNUS) o un camminamento in copertura (PASSUS) correttamente progettati proteggono il lavoratore senza dipendere costantemente dal fatto che questi si colleghi, si scolleghi o selezioni correttamente un punto di ancoraggio.
Inoltre, quando gli accessi sono frequenti, la protezione collettiva può migliorare la produttività facilitando spostamenti e ispezioni.
Quando non sia possibile controllare sufficientemente il rischio mediante protezione collettiva, dovranno essere studiati sistemi anticaduta adeguati, insieme ai DPI, alla formazione, alle procedure di lavoro e alle corrispondenti misure di soccorso.
Manutenzione fotovoltaica: chi sale, quanto e con quale frequenza
Un impianto fotovoltaico non termina il giorno della messa in servizio. Durante la sua vita utile sarà necessario controllare moduli, connessioni, struttura, cablaggio, apparecchiature elettriche e stato generale dell’impianto. Possono inoltre comparire guasti, necessità di pulizia o riparazioni.
È importante avere chiaro che non esiste una periodicità legale fissa che obblighi a salire su una copertura fotovoltaica ogni determinato numero di mesi. La frequenza reale dipende dalle caratteristiche dell’impianto, dalle raccomandazioni del fabbricante, dal piano di manutenzione, dalle condizioni ambientali e dalle anomalie rilevate.
Tale frequenza prevista dovrebbe influire sulla progettazione dell’accesso fin dall’inizio. Se sappiamo che diversi tecnici dovranno salire periodicamente per anni, non ha senso trattare ogni intervento come se fosse un lavoro eccezionale.
Inoltre, i pannelli solari possono modificare i percorsi tradizionali di una copertura. Una cattiva disposizione può bloccare accessi, avvicinare le zone di intervento ai bordi o ostacolare il passaggio verso altre apparecchiature che necessitano anch’esse di manutenzione.
Come scegliere il sistema di accesso per il tuo progetto fotovoltaico
Non esiste una soluzione universale. La selezione dovrebbe iniziare con una valutazione congiunta dell’edificio, dell’impianto fotovoltaico e delle future operazioni di manutenzione.
Da un punto di vista tecnico, queste cinque domande aiutano a definire correttamente il sistema:
1. Con quale frequenza si accederà?
Un accesso eccezionale e una manutenzione ricorrente non devono necessariamente essere impostati allo stesso modo.
2. Quale altezza occorre superare?
L’altezza condiziona lo sforzo fisico, il rischio di caduta e le caratteristiche del sistema.
3. Da dove accede il lavoratore alla copertura?
Il punto di arrivo deve consentire una transizione sicura verso la zona protetta della copertura.
4. Quale percorso compirà prima e dopo?
Il progetto deve contemplare l’itinerario completo dall’accesso fino ai pannelli, agli inverter e ad altri punti di manutenzione.
5. Quali rischi permarranno in copertura?
Bordi, lucernari, zone fragili e dislivelli devono essere analizzati prima di decidere le protezioni necessarie.
Questo è uno dei cambi di mentalità di cui ha bisogno il settore fotovoltaico: progettare per installare, ma anche progettare per mantenere.
Una scala fissa verticale, un parapetto, una protezione per lucernari o un camminamento in copertura non dovrebbero comparire come correzioni successive; devono essere studiati fin dalla fase di progetto.
La migliore soluzione di sicurezza in quota è quella che permette al tecnico di arrivare, lavorare e lasciare la copertura in modo sicuro, semplice e ripetibile durante tutta la vita utile dell’impianto.
Domande frequenti su come accedere in sicurezza alla manutenzione dei pannelli solari
Dipenderà dall’altezza, dalla frequenza di accesso, dalla durata dei lavori e dalle caratteristiche dell’edificio. Quando gli accessi si ripeteranno per anni, è particolarmente importante studiare soluzioni permanenti che evitino di improvvisare a ogni manutenzione. Pertanto la soluzione migliore è un sistema completo e integrato: scale fisse verticali, rete di protezione per lucernari, camminamento in copertura e parapetto di sicurezza perimetrale.
Dipenderà dall’altezza, dalla frequenza di accesso, dalla durata dei lavori e dalle caratteristiche dell’edificio. Quando gli accessi si ripeteranno per anni, è particolarmente importante studiare soluzioni permanenti che evitino di improvvisare a ogni manutenzione. Pertanto la soluzione migliore è un sistema completo e integrato: scale fisse verticali, rete di protezione per lucernari, camminamento in copertura e parapetto di sicurezza perimetrale.
La periodicità dipenderà dal piano di manutenzione, dalle istruzioni dei fabbricanti, dalle condizioni ambientali e dalle esigenze concrete di ispezione, pulizia o riparazione. Non esiste una frequenza applicabile a tutti gli impianti.
Occorre analizzare lo sbarco, i bordi, i lucernari, le zone fragili, i dislivelli e i percorsi. Ogni volta che sia tecnicamente fattibile, deve essere data priorità alla protezione collettiva, integrandola con sistemi anticaduta e DPI quando il rischio non possa essere controllato sufficientemente.


