Tipi di ancoraggi per linee vita

La linea vita non cede quasi mai. Ciò che cede è il supporto a cui è ancorata. In un sistema anticaduta, tutto il carico di arresto finisce per scaricarsi sul punto di ancoraggio, e quel punto regge solo se il supporto a cui è fissato è quello adatto. Non importa che il sistema sia collaudato a 12 kN se la lamiera a cui lo hai avvitato si strappa a 3.

Questa guida spiega che cos’è un punto di ancoraggio, come si classificano e, soprattutto, come scegliere quello adatto a ciascuna superficie.

Che cos’è un punto di ancoraggio e quale funzione svolge

Un punto di ancoraggio è l’elemento che collega il sistema anticaduta alla struttura dell’edificio e trasmette a tale struttura la forza generata in una caduta. Non è una vite né un anello: è un componente collaudato e certificato, con una resistenza calcolata e specifiche condizioni di installazione.

Questi componenti presentano una doppia funzionalità: da un lato, ancorare il sistema nell’uso normale e, dall’altro, resistere al picco di carico che si genera nell’istante della caduta, molto superiore al peso del lavoratore. In una caduta, l’assorbitore di energia limita la forza trasmessa al corpo a un massimo di 6 kN, ma quella che arriva all’ancoraggio può essere sensibilmente maggiore a seconda della configurazione del sistema.

Per questo un ancoraggio non si improvvisa con ciò che c’è in cantiere. Una trave che “sembra resistente” non è un punto di ancoraggio finché nessuno ha verificato che lo sia.

Ancoraggi di tipo A: dove si collocano nella UNE-EN 795

La norma UNE-EN 795 classifica cinque tipi di ancoraggi, dalla A alla E, in base a come vengono utilizzati. Gli ancoraggi per tetto, copertura, trave e struttura portante di cui parliamo in questo articolo sono tutti di tipo A: dispositivi fissi, destinati a rimanere installati in modo permanente sulla struttura. All’interno di questa classe esistono due varianti: A1, per superfici verticali, orizzontali o inclinate (calcestruzzo, lamiera, profilo metallico), e A2, specifica per tetti a falda. Sono diversi dal tipo B (ancoraggi provvisori e trasportabili), C (linee flessibili orizzontali), D (binari rigidi) o E (ancoraggi autoportanti). La principale differenza tra questi ancoraggi è il modo in cui vengono utilizzati in base alla configurazione del sistema di sicurezza, e inoltre non possono essere scambiati o mescolati tra loro.

Differenza tra linea vita e linea di ancoraggio

A volte vengono usate come sinonimi e non lo sono. La confusione nasce dal fatto che la normativa parla di una cosa e il cantiere di un’altra.

La linea di ancoraggio è l’elemento portante: il cavo d’acciaio, il binario rigido, la fettuccia o la corda lungo cui si muove l’utilizzatore. È un componente.

La linea vita è il sistema completo: la linea di ancoraggio più i punti di ancoraggio di estremità e intermedi, l’assorbitore, il tenditore e il dispositivo di collegamento. Questi sono i componenti della linea vita che vengono certificati e collaudati come insieme, non separatamente.

La distinzione non è accademica. Quando ordini “una linea di ancoraggio” e ti consegnano solo un cavo, hai un cavo. Quando ordini una linea vita, hai un sistema con certificato di prove secondo la norma, manuale e scheda tecnica.

Ancoraggi in base a dove si fissano

Il criterio di classificazione utile non è il materiale dell’ancoraggio. È il supporto a cui si fissa, perché da lì deriva tutto il calcolo.

Ancoraggio di linea vita su tetto e copertura

Ogni superficie ha il suo fissaggio, e non sono intercambiabili:

  • Calcestruzzo o muretto d’attico. Il supporto più resistente a prima vista. Ancoraggio meccanico o chimico a seconda dello stato del calcestruzzo, con verifica della resistenza del substrato prima del fissaggio. Attenzione ai muretti in laterizio o blocchi, che non sono calcestruzzo strutturale anche se lo sembrano.
  • Lamiera grecata. L’ancoraggio si avvita all’onda superiore con viti autoforanti o con rivetto ad alta resistenza e piastra di ripartizione dimensionata in base allo spessore della lamiera e al passo della greca. Ripartisce il carico su più onde: un fissaggio puntuale strappa la lamiera. In questo caso occorre prestare particolare attenzione allo spessore della lamiera in cui andremo a eseguire l’installazione. Per spessori inferiori a 8 mm, potrebbe essere necessario realizzare rinforzi su ogni piastra, aumentando la superficie di contatto piastra-lamiera o il numero di ancoraggi.
  • Pannello sandwich. L’isolante interposto non sopporta sollecitazioni. Il fissaggio deve raggiungere la lamiera portante inferiore o la struttura.
  • Copertura deck. L’ancoraggio attraversa isolante e impermeabilizzazione mediante un manicotto passante fino alla lamiera, con finitura a tenuta stagna della membrana. Forare è inevitabile; compromettere la tenuta all’acqua, no. Per questo motivo, in questo tipo di copertura è molto importante studiare preventivamente il sistema da utilizzare per evitare problemi di infiltrazioni d’acqua.
  • Fibrocemento. La lastra non ammette in nessun caso carichi puntuali. L’ancoraggio la attraversa e si fissa al correntino metallico sottostante. È importante sottolineare che gli interventi su questo tipo di coperture devono essere eseguiti da imprese accreditate e specializzate.
  • Tetto a falda in tegole o ardesia. L’ancoraggio si fissa alla struttura portante sotto la finitura (puntone, arcareccio, solaio) senza mai scaricare sulla tegola. Inoltre, la pendenza modifica la traiettoria della caduta e il carico che arriva sull’ancoraggio.
  • Zavorramento o controppesatura. Non fora: lavora per peso proprio. Valido su coperture con pendenza contenuta e capacità portante sufficiente. Non è adatto quando il pacchetto isolante è morbido. In questo caso occorre prestare particolare attenzione al peso massimo ammesso per m² sulla copertura in cui andremo a installare la zavorra.

Ancoraggio su trave e struttura portante

Quando è presente una struttura metallica accessibile, è il posto migliore in cui ancorarsi: il carico va direttamente all’elemento in grado di riceverlo.

  • Morsetto per trave. Non fora il profilo ed è reversibile. Utile nei sistemi temporanei e nei capannoni con struttura a vista.
  • Piastra avvitata o saldata al profilo. Soluzione permanente. La saldatura richiede una procedura qualificata e non si improvvisa in copertura.
  • Ancoraggio passante. Attraversa l’ala del profilo con bulloneria e contropiastra.

In tutti i casi c’è un passaggio preliminare che non si salta: verificare che il profilo ammetta il carico puntuale nel punto scelto. Un profilo dimensionato per un carico distribuito non necessariamente regge uno strappo di trattenuta al centro della campata. Tale verifica spetta al progetto o al tecnico competente, non al catalogo del produttore.

Ancoraggi di estremità, intermedi e di tensione

All’interno di uno stesso sistema, non tutti gli ancoraggi svolgono la stessa funzione:

  • Ancoraggio di estremità. Chiude la linea su ciascun lato e riceve praticamente tutto il carico di trattenuta. È il più sollecitato e quello che richiede la maggiore resistenza al supporto.
  • Ancoraggio intermedio. Sostiene la linea lungo il percorso e limita la freccia. La sua funzione è sia strutturale sia geometrica: quanto minore è la campata tra gli intermedi, tanto minore è la deformazione sotto carico e la distanza di caduta. Devono consentire il passaggio continuo del carrello senza disconnessione.
  • Ancoraggio di curva o d’angolo. Assorbe il cambio di direzione del tracciato, con una ripartizione degli sforzi diversa da quella di un intermedio rettilineo.
  • Tenditore. Non è un ancoraggio, ma condiziona tutti gli altri: stabilisce la tensione di montaggio della linea vita orizzontale e deve essere dotato di indicatore. Un cavo senza la giusta tensione allunga l’arresto; uno troppo teso carica le estremità più del previsto.

Come scegliere il punto di ancoraggio in base alla superficie

La sequenza è sempre la stessa, e nessuno dei quattro passaggi può essere saltato:

  1. Individua il supporto reale, non quello visibile. Sotto la tegola c’è un cambio di struttura; sotto la membrana, una lamiera; occorre conoscere lo spessore della lamiera su cui ancoreremo il sistema. Si deve ancorare alla struttura che garantisca quel carico.
  2. Verifica la sua capacità. Spessore della lamiera, sezione dell’arcareccio, stato del calcestruzzo, resistenza del profilo. Senza questo dato, qualsiasi ancoraggio è una scommessa.
  3. Scegli l’ancoraggio testato per quel supporto. Non esistono ancoraggi universali: quello che va bene nel calcestruzzo non va bene sulla lamiera e viceversa.
  4. Controlla l’altezza libera sotto il piano di lavoro. È il dato che decide se il sistema arriva in tempo. Se non c’è spazio per l’arresto, il problema non si risolve con un ancoraggio migliore; si risolve inserendo un punto antipendolo, riducendo la campata tra gli ancoraggi o cambiando direttamente il sistema da installare.

E una regola che evita la maggior parte dei problemi: l’insieme si certifica come sistema, non pezzo per pezzo. Un ancoraggio di un produttore con un carrello di un altro invalida la prova, anche se si adattano fisicamente.

Se hai una copertura e non sai quale ancoraggio ammetta, indicaci il tipo di supporto e il percorso previsto. In Ypsos ti aiutiamo a decidere quale si adatta meglio al tuo progetto prima ancora che tu acquisti qualcosa.


Domande frequenti sui punti di ancoraggio delle linee vita

Che cos’è un punto di ancoraggio di una linea vita?

È l’elemento che fissa il sistema anticaduta alla struttura dell’edificio e trasmette a tale struttura la forza generata in una caduta. È un componente testato e certificato conformemente alla UNE-EN 795, con una resistenza dichiarata e condizioni di installazione specifiche: non è una vite, un anello o un elemento qualsiasi che “sembri resistente”. È importante verificare che sul punto di ancoraggio sia riportata la norma di riferimento, in questo caso UNE-EN 795.

Dove si ancora una linea vita?

Sempre alla struttura resistente, mai a materiale privo di capacità portante. Sotto una tegola c’è un puntone o un arcareccio; sotto il manto impermeabile di una copertura deck c’è una lamiera grecata; sotto una lastra di fibrocemento c’è un correntino metallico. L’ancoraggio si fissa a quell’elemento portante, attraversando la finitura quando necessario e risolvendo il passaggio con una sigillatura a tenuta stagna. Nelle strutture metalliche a vista, l’ancoraggio va direttamente a trave o profilo mediante morsetto, piastra avvitata o ancoraggio passante, sempre dopo aver verificato che il profilo ammetta il carico puntuale in quel punto specifico. Nel calcestruzzo, mediante ancoraggio meccanico o chimico a seconda dello stato del substrato.

Dove si deve collegare il moschettone alla linea vita?

Il connettore non si aggancia direttamente al cavo né a un punto qualsiasi del sistema: si collega al dispositivo di connessione indicato dal produttore (il carrello in una linea orizzontale, l’anticaduta scorrevole in una verticale), che è l’elemento testato per scorrere su quella specifica linea. All’altra estremità, il collegamento va all’imbracatura anticaduta: all’attacco dorsale nei sistemi orizzontali e a quello sternale nei verticali. Ogni sistema specifica nel proprio manuale il connettore valido e il corretto punto di attacco, e tale dettaglio non è intercambiabile tra produttori.

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